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Palazzo del Vescovado

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L’organismo architettonico, ascrivibile al XIII secolo, periodo di massimo impulso edilizio successivo alla distruzione della città operata del Conte di Loretello, ci perviene oggi profondamente modificato in ragione di numerose demolizioni ed aggiunte avve nute in diversi momenti temporali.
L’originaria conformazione dell’edificio, che si sviluppa tra il XIII e XIV secolo, era a due piani, su pianta rettangolare, comple tamente isolato da ogni lato.
Si tratta di un impianto che, pur nelle ristrutturazioni e nei ridimensionamenti successivi, mantenne la sua matrice di base, mentre dell’apparecchio decorativo altomedioevale permarranno pochi elementi, pur di notevole interesse storico-architettonico.
Dalla fine del XVI secolo, per volere del Vescovo Piccolomini, e per tutto il ‘700, si susseguirono ampliamenti e restauri che distrussero l’originaria loggetta cosmatesca del 1332, il portico a colonne ottagonali e l’ampio scalone di accesso all’Aula Magna, caratterizzata dalle pareti affrescate da ritratti di Vescovi.A seguito delle modificazioni urbane del 1860, con il conseguente abbassamento del livello del piano del cortile, il palazzo vescovile mutò fisionomia e parte della loggetta Lombarda, riportata alla luce dal Savini nel 1913, venne inglobata nella muratura.Rimase invece, abbastanza ben conservata, la zona inferiore del loggiato, ad archeggiature ogivali su pilastri, prospiciente piazza Orsini.
Ancor oggi sono visibili i resti frammentari del loggiato trecentesco, dati da due leoncini stilofori sormontati da colonnette tortili, anche se profondamente incastonati nelle murature del ballatoio di accesso all’alloggio Vescovile ed agli uffici del vescovado.Prospicienti il fianco destro del Duomo, inglobati nelle masse murarie, sono riemersi di recente, nel corso dei restauri effettuati dalla Soprintendenza per i BAAAS per l’Abruzzo, i resti delle archeggiature di un ampio ed arioso loggiato voluto dal Vescovo Piccolomini.Si tratta di tutta una serie di resti che testimoniano la travagliata storia dell’edificio sottoposto a svariati ampliamenti e modifiche. Un’ aggiunta particolarmente caratterizzante, oggi scomparsa, risultava il collegamento con l’adiacente Duomo mediante un cavalcavia. Pensato nel 1634, da Monsignor Visconti, per rendere più agevole la comunicazione tra l’abitazione del vescovo e la Cattedrale, il passaggio venne realizzato solo nel 1738, per volere del Vescovo De Rossi, per poi venire demolito, nel 1970, al fine di ottenere l’isolamento architettonico della Cattedrale. Tra il finire del settecento e l’ottocento la distribuzione interna venne profondamente modificata, per ricondizionarla alle sempre rin novate esigenze d’uso, e vennero anche effettuati ringrossi murari, di rafforzo alle fragili cortine, peraltro realizzate con materiali molto eterogenei, in cui é frequente l’uso del materiale lapideo erratico. Tra il 1924 ed il 1927, si opererà la sistemazione della cappella interna abbellita nel 1947, sotto il Vescovo Gilla Grernigni, con decorazioni del Conti. Infine un pesante restauro, effettuato nel 1974, modificherà radicalmente la distribuzione interna dell’edificio. Attualmente il complesso appare di difficile rilettura, per le continue modifiche che ne hanno deformato irreversibilmente il carattere di base.

Lo stato di dissesto e gli interventi di restauro

L’ edificio presentava una serie di dissesti riconducibili sostanzial mente al degrado delle masse murarie e dello stato di fatiscenza strutturale dei tetti, in cui si sono riscontrate diverse zone ammalorate ed in cattivo stato di conservazione.La struttura portante, di tipo discontinuo, era costituita da orditura lignea a più ordini, con l’interasse dell’ultima orditura tale da consentire l’appoggio diretto dei coppi su tavelle in laterizio.
Si trattava di una copertura in legno, configurata a capriata del tipo semplice costituita da puntoni, monaco, catene e saette. Gli appoggi delle capriate risultavano in larga massima ammalorati, stante una sommatoria di cause e concause quali le alterazioni termo - igrometriche, biologiche, chimico fisiche, oltre alle solle citazioni indotte dai carichi esterni che ne hanno causato gli svergolamenti.I materiali ferrosi, costituenti le connessioni fra i vari elementi, risultavano essere inficiati da tipiche alterazioni dovute a fattori corrosivi, con conseguente riduzione di resistenza meccanica.
Gli eventi sismici, che ultimamente hanno interessato la struttura, sicuramente hanno ulteriormente aggravato una situazione già in stato di degrado.Alcune parti dell’orditura risultavano soggette a spanciamento (inflessione verso il basso), con alcuni elementi di copertura (coppi) dissassati, tanto che il susseguirsi degli agenti atmosferi ci, quale la pioggia, aveva provocato delle infiltrazioni umide nelle strutture ed i locali sottostanti con il rischio di alterarne sensibilmente la resistenza e favorendo la formazione di funghi e l’imputridimento, con conseguente inagibilità degli stessi.Definita e valutata la situazione contingente, si é intervenuti effettuando il ripristino funzionale del tetto sul lato di via della Verdura, con lo smantellamento del manto di copertura ed il successivo adeguamento strutturale e funzionale.Su tale orditura primaria si sono posti in opera gli arcerecci, i travicelli e i listelli, per la successiva posa in opera del sistema ventilato sottocoppo del tipo “onduline”, sul quale riposizionare il manto di copertura formato da coppi.Al fine di renderli compatibili alle norme vigenti (Legge 46/90), si è intervenuti sugli impianti generali quali l’impianto elettrico, quello termico e l’impianto idro - sanitario.Si sono inoltre adeguate le pavimentazioni e gli infissi esterni ed interni, in ragione della loro vetustà.Un particolare e delicato intervento, seguito dalla Soprintendenza per i B.A.A.A.S. per l’Abruzzo, si è effettuato agli apparecchi corticali esterni. Dopo i sondaggi di controllo si è eliminato l’intonaco ammalorato mettendo a nudo la sottostante tessitura muraria che, dopo gli opportuni consolidamenti e rilettura degli elementi permanenziali verrà reintonacata.

(ing. Carlo Taraschi)
Committenza: Curia Vescovile di Teraino
anno 1993
anno 1998