Università di Modena e Reggio Emilia
PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
Area Patrimonio e Infrastrutture
Servizio Edilizia
Complesso universitario del S. Lazzaro
Ristrutturazione e adeguamento
del padiglione “Carlo Besta”
a sede universitaria
Progetto Esecutivo
RELAZIONE GENERALE
Progettisti
Architetto Gian Andrea
Ferrari
Geom. Cristina Strozzi
Responsabile unico del procedimento
(Ing. Francesco Capuano)
Settembre
2004
PARTE
INTRODUTTIVA
Premessa
L’accordo di
programma stipulato tra la Provincia di Reggio Emilia, il Comune di Reggio
Emilia e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia in data 26 luglio
2001 prevede che diversi padiglioni dell’ex-Ospedale Psichiatrico S. Lazzaro di
Reggio Emilia vengano adibiti a sede universitaria, secondo un piano di
utilizzo che vede coinvolto anche il Padiglione "Carlo Besta”.
La
Provincia, secondo il predetto accordo, si è assunta l'impegno dell'acquisto di
cinque padiglioni e di provvedere alla redazione di tutte le fasi progettuali
per il loro recupero a fini universitari
In data 9
maggio 2003 i padiglioni Livi, Tamburini, Buccola, Besta e De Sanctis sono
stati acquistati dall’A.U.S.L. di Reggio Emilia, secondo quanto previsto
dall'accordo di programma.
Nel
frattempo, per il padiglione Besta, destinato alla facoltà di Agraria, era
stato approvato dalla Giunta Provinciale il progetto preliminare in data
12 dicembre 2002 con atto n° 339.
Successivamente
è stato approvato dalla stessa Giunta Prov. il progetto definitivo con atto N°
349 del 16 dicembre 2003.
L'ultima
fase progettuale, quella esecutiva, viene redatta quindi a completamento
dell'iter previsto dalla 109/94, ed è funzionale alla fase successiva
dell'appalto dei lavori, per consegnare il padiglione, restaurato e recuperato,
in uso all’Ateneo Universitario.
Nella
pianificazione universitaria che interessa la città e la Provincia di Reggio
Emilia, è previsto, come già ricordato, che nel Padiglione Besta venga
collocata la Facoltà di Agraria.
Il progetto
esecutivo, in armonia con i precedenti progetti preliminare e definitivo a suo
tempo approvati, si sviluppa sulla base di questa indicazione.
Al fine di
poter ottenere un risultato progettuale condiviso e utile per l’uso
universitario previsto, sono stati condotti incontri ripetuti con la facoltà di
Agraria e gli uffici tecnici dell’Ateneo,.
Questo
confronto ha consentito di poter stendere un progetto esecutivo utile per il
successivo appalto dei lavori.
I
vincoli esistenti e le previsioni urbanistiche
Nell’affrontare
la problematica per il recupero finalizzato alla destinazione didattica
universitaria di un padiglione come il “Carlo Besta”, si è subito evidenziato
che la progettazione doveva essere rispettosa dei vincoli esistenti
sull'edificio e sull'area di cui fa parte, in quanto classificati come beni
culturali e doveva essere congruente con le destinazioni urbanistiche vigenti.
VALORI
STORICO-ARCHITETTONICI
Come si è
detto, il padiglione si trova all’interno di un complesso ex-ospedaliero che
aveva e che mantiene, anche se in maniera secondaria, finalità psichiatrica.
L’ospedale,
secondo le concezioni più seguite e in essere tra la seconda metà del XIX°
secolo e la prima metà del XX° secolo, è stato concepito e realizzato, per
padiglioni separati, collegati da un sistema di strade interne e immerso in
parco dotato di giardini, percorsi alberati e aree agricole.
Tutto il
complesso, nonostante un certa incuria manutentiva, è ancora pienamente
conservato e esistente e, data la sua natura di importante testimonianza
storico-culturale è stato sottoposto a vincolo di tutela ai sensi dell’ex legge
1089/1939, oggi decreto legislativo 490/99.
Il vincolo
di tutela è stato apposto con decreto in data 5 gennaio 1993.
E’ evidente
che anche il padiglione in oggetto, essendo sottoposto alle disposizioni dei
beni culturali, deve essere recuperato in armonia con criteri, non solo
funzionali alla nuova destinazione assegnatagli, ma anche di restauro e
conservazione delle sue caratteristiche architettoniche originali.
LE
PREVISIONI UEBANISTICHE
Sotto il
profilo urbanistico, il PRG vigente del Comune di Reggio Emilia, prevede per
l’area dell’ex-Ospedale Psichiatrico la destinazione ad uso sanitario e
universitario.
In
particolare, oltre l’uso universitario di tipo classico, si possono prevedere
destinazioni a foresteria, residenze per studenti e impianti sportivi.
Le scelte
del PRG non distinguono dove collocare le attrezzature sanitarie e quelle
universitarie all’interno dell’area dell’ex-ospedale.
La
definizione puntuale delle funzioni e le relazioni che devono intercorrere
all'interno di tutta la zona, verranno esplicitate nel Piano di Recupero Urbano
(PRU) che il Comune di Reggio Emilia sta predisponendo.
Sulla base
delle prime risultanze, in accordo con la Provincia, il PRU in
elaborazione conferma per il padiglione "Besta" la destinazione
universitaria, per cui al fabbricato in oggetto vanno applicate le norme
vigenti del PRG, che prevedono una serie di parametri urbanistico.edilizi
propri per questa funzione.
Nel caso
specifico, dovendosi procedere ad un restauro ed ad un adattamento funzionale
di un edificio preesistente all'entrata in vigore del PRG, senza alcun aumento
della superficie utile come dell’accessoria, i parametri urbanistici sono
quelli propri di questo complesso edilizio.
(…)
Al fine
comunque di dare un ordine alla gestione dell'area di contorno all'edificio ed
evitare che la zona a verde alberato possa essere danneggiata da un uso
non corretto a fini di parcheggio, è stata individuato il luogo per il
parcheggio per handicap e quella dei posti macchina per esigenze non
differbili.
Dalla
planimetria di progetto del lotto si può vedere che si voluto salguardare
l'ingresso a sud ai pedoni, ai mezzi ciclabili e a quelli collettivi; mentre
l'ingresso a nord è stato riservato ai mezzi motorizzati privati, con le aree
di parcheggio loro attinenti.
Sotto il
profilo urbanistico quindi la progettazione esecutiva si inserisce in modo
coerente con le destinazioni previste dal PRG e con le norme tecniche di
attuazione, fatta eccezione per le zone destinate a parcheggio, che sono
demandate, come già detto, agli esiti del PRU in corso di redazione.
PARTE
STORICA
Nascita e
storia del Padiglione
Nell’affrontare
tutte le fasi della progettazione inerente il padiglione, si è ritenuto
essenziale analizzare la vicenda storica dell’edificio, onde poter ricavare più
cognizioni possibili sia sulla struttura dell’edificio, sia sulle soluzioni
architettoniche e decorative praticate all’origine.
Questa
ricerca e l'insieme di informazioni rucavate hanno lo scopo di conciliare
al meglio le soluzioni funzionali e impiantistiche da collocare nell’edificio,
in rapporto alla sua corretta conservazione come bene culturale.
Il
concorso di progettazione per un padiglione ad uso “ pensionario per ammalati
paganti “ indetto dall Amministrazione del Manicomio di S. Lazzaro di Reggio
Emilia
Il
padiglione “Carlo Besta” trae le sue origini da un concorso riservato agli
architetti e ingegneri della Provincia di Reggio Emilia per un progetto di un
“Pensionario per ammalati paganti” indetto dall’allora Amminstrazione. del
Manicomio di S. Lazzaro di Reggio E. e pubblicato con avviso il 21 marzo 1933
L’avviso
segnalava con precisione cosa dovesse contenere il progetto.
“L’edificio
dovrà avere uno scantinato praticabile per gli impianti di riscaldamento e di
produzione di acqua calda, per la distribuzione dell’acqua fredda e calda per
tutti gli usi e dell’energia elettrica per tutti i servizi di luce e
forza motrice per la raccolta degli scarichi delle acque bianche e nere e il
loro raccordo con la fognatura esistente, per l’immagazzinamento del
combustibile, per il deposito del bucato sporco, e per la raccolta delle spazzature
e dei rifiuti da asportare giornalmente.
Il piano
sopraelevato dovrà comprendere, oltre una veranda da chiudersi mediante vetrate
nella stagione invernale, i seguenti locali : halle, parlatorio, sala lettura
(unico locale), camera da musica, sala da bigliardo, fumoir, due camera da
pranzo capaci di almeno 25 persone ciascuna distribuite fra due tavole, camera
del Medico camera del Capo infermiere, camera per la distribuzione del vitto,
camera da toeletta con sei lavabi ad acqua calda e fredda, camera per doccia
mobile, quattro camerini da bagno individuali con vasca e doccia, e due
Water-closet opportunamente disposti.
Il primo
piano dovrà comprendere, oltre un terrazzi sopra la veranda del piano
sopraelevato, quattro camere a due letti, cinque a tre letti, uno a quattro
letti, due a sei letti, una camera per il personale grande come quest’ultime,
due Water-Closet opportunamente disposti.
Il secondo
piano dovrà comprendere : otto camere d’isolamento, una camera a quattro letti
e un Water-Closet opportunamente disposto.
Tutti i
locali dovranno essere collegati e nello stesso tempo liberati da opportuni
corridoi, e nella loro disposizione il progettista potrà seguire
liberamente il proprio gusto artistico e i propri criteri costruttivi,
rimanendo prescritto che la scala che collegherà i vari piani, e questi con lo
scantinato e col sottotetto praticabile, per ragioni di servizio, sia
centrale ed eminentemente luminosa, criterio questo della luminosità che dovrà
essere seguito anche nella disposizione e nelle dimensioni dei corridoi di
collegamento e di disimpegno onde resti il minor numero possibile di punti
morti di luce.
L’altezza
dello scantinato dovrà essere di ml. 3 nella parte dove avranno sede i servizi
sopra indicati, e ml. 1,50 nella parte restante, tenuto conto della falda
freatica che agli effetti del Progetto e del relativo preventivo di spesa si
pone a ml. 1 dal piano di campagna, mentre il terreno atto alle fondazioni si
pone a ml. 2 dal piano stesso.
Il
sottotetto dovrà essere comodamente praticabile, anche perché vi possano
trovare sede i serbatoi di deposito dell’acqua e i raccordi delle canne di
ventilazione.
L’altezza
degli altri tre piani dovrà essere di ml. 5 per il piano sopraelevato, di ml.
4,5 per il primo piano, e di ml. 4 per il secondo.
(………………………………………………………………………………………….)
Nel
progetto, e nel preventivo, dovranno essere compresi anche gli impianti di
riscaldamento, di ventilazione, gli impianti idraulico – sanitari di qualsiasi
specie, compreso anche il servizio di acqua calda e di acqua fredda in tutte le
camere da letto, l’impianto di illuminazione elettrica ed ogni altra opera di
finimento, compresa la recinzione di rete metallica opportunamente tesa e
sostenuta, e due cancelli d’ingresso in ferro, uno in corrispondenza
dell’ingresso anteriore, e l’altro in corrispondenza di quello posteriore.
L’area così recinta, e che verrà messa a parco, sarà un rettangolo di ml. 80
per 60.
L’architettura
del costruendo edificio dovrà essere di stile moderno.
(…………………………………………………………………………)
Al concorso
furono presentati 15 progetti.
La
commissione giudicante, formata dall’architetto romano Costantino Costantini,
dall’ Ing. Giovanni Pacini direttore del Consorzio di Bonifica
Parmigiana-Moglia e dall’Ing. Luigi Asioli, ingegnere capo dell’allora Genio
Civile, assegnò il primo premio al progetto degli ingegneri Giuseppe Bertani e
Pellegrino Spallanzani, mentre attribuì il secondo al lavoro dell’Ing. Getulio
Artoni.
La costruzione del padiglione (1934 – 1936
) e le sue caratteristiche
Saranno
proprio questi due progetti che troveranno applicazione concreta.
Agli
ingegneri Spallanzani e Bertani, verrà infatti attribuito l’incarico di
redigere il progetto esecutivo e di dirigere la costruzione del Padiglione per
pensionati paganti, poi denominato “De Sanctis “, mentre all’ing. Artoni verrà
attribuito l’incarico dell’esecutivo e della direzione costruttiva del
Padiglione per pensionate paganti, poi denominato “Besta”.
Quest’
ultimo entrò nei programmi dell’Amministrazione del Manicomio del S.
Lazzaro,
immediatamente, alla pari del padiglione attribuito agli ingg. Bertani e e Spallanzani
Rapidissime
furono le procedure burocratiche. L’Ing. Artoni consegnò il progetto in data 20
marzo 1934 e la Commissione amministrativa del Manicomio lo approvo il
successivo 22 marzo.
La consegna
del lavori avvenne in data 21 maggio 1934.
Il 1 maggio
del 1936 quest’ultimi venivano ufficialmente conclusi, con una spesa complessiva
di lire 964.256,35
Seguì il
collaudo effettuato il 26 maggio 1937 dall’Ing. Fedele Bertolani
Il progetto
redatto dall’Ing. Artoni, di cui si riproducono negli apparati documentari
allegati alla presente realzione le tavole originarie utilizzate per l’appalto
delle opere murarie , seguì abbastanza fedelmente quanto richiesto nel bando di
concorso. Trattandosi di una degenza ospedaliera per malati mentali, l’Artoni
la concepì in modo che le camere di degenza e i locali comuni utilizzati dai
pazienti fossero esposti a sud, al fine di ottenere il massimo di soleggiamento
e luminosità naturale
Le scale e
il lungo corridoio di collegamento del piano rialzato e del primo piano erano
invece posto a nord, mentre sul corpo di fabbrica a ovest. erano collocati i
servizi igienici e sanitari e al secondo piano le camere di isolamento.
Nel corpo di
fabbrica a est, previsto in un primo momento solo per il piano rialzato, veniva
collocata una veranda e la zona pranzo.
Architettonicamente
tutto l’edificio era concepito secondo un sistema di corpi di fabbrica a volumi
sfalsati in altezza e in pianta, tesi a definire e sottolineare i blocchi di
funzioni mediante l’utilizzo delle forme a parallelepipedo e, dove possibile,
curvilinee.
Il risultato
è un esempio del gusto razionalista, interpretato secondo i canoni in voga nel
periodo fascista, e acquisito con diligenza e semplicità dalla cultura
progettuale locale. Del tutto esclusi dal progetto ricerche di magniloquenze
decorative, o di impianti monumentali e celebrativi.
Sotto
l’aspetto strutturale l’edificio venne costruito mediante il metodo delle
pareti portanti in mattoni: I solai a laterocemento armato, furono realizzati
con sovraccarico calcolato a 300 kg/mq.
Impiantisticamente
risultava assente l’inserimento di elevatori, montacarichi e ascensori
A livello di
finiture e decorazione, tutti i serramenti esterni in ferro e vetro furono
realizzati dalla ditta Curti s.a. di Bologna, utilizzando quindi una produzione
industriale standardizzata
Ridotto
all’essenziale l’uso del marmo; la documentazione storica ritrovata consente di
riferirsi sia ai tipi di marmo utilizzati, sia ai luoghi del loro impiego,
individuati solo per le scalinate esterne, l'atrio di ingresso, i rivestimenti
delle scale interne, i davanzali interni e esterni delle finestre.
Le
pavimentazioni furono previste e realizzate quasi tutte gres, salvo le zone
giorno comuni e i corridoi che videro l'impiego delle marmette di cemento e
l'atrio di ingresso in marmo. Sul fianco ovest della scalinata fu poi collocata
una scultura in pietra rappresentante una figura femminile inginocchiata. Di
questa opera, che è l'unica concessione decorativo-monumetale dell'intervento,
non si è ancora riusciti a reperire l'autore e l'intezione tematica.
A corredo
della costruzione fu poi attuata una sistemazione a parco del lotto
entro cui
era sorto il Padiglione, con messa a dimora di diversi alberi di alto fusto e
con la sistemazione della recinzione e di due cancelli di ingresso e relative
aree ghiaiate di pertinenza, onde poter servire l’ingresso principale posto a
sud e quelli secondari e di servizio posti a nord. Tutto attorno all’edificio fu
costruito un marciapiede e furono realizzate le fognature e i sistemi di
scarico dei pluviali, interni alle murature esterne.
Gli
interventi significativi operati sul padiglione dalla data di inaugurazione
all’anno 2001.
Condizioni
in cui è giunto allo stato attuale.
Successivamente alla costruzione del padiglione, sono
stati attuati alcuni interventi di modifica.
All'inizio
degli anni '80 del secolo scoroso è stato inserito un ascensore con relativo
vano di corsa e una rampa esterna per l’accesso dei portatori di handicap,
posta di fianco alla scalinata dell’accesso principale. E' stato inoltre
costruito uno zoccolo esterno in gres tutt'attorno all'edificio.
Fra i lavori
di manutenzione hanno avuto particolare risalto quelli di pavimentazione, con
sostituzione di quelle originarie in grès e marmette, con nuove in ceramica
decorata, prodotte nel bacino sassolese, negli anni '70-'80.
In un
periodo recentissimo, visto il permanere dello stato di non utilizzo del
Padiglione, si è provveduto a murare tutte le finestre e gli accessi del piano
rialzato: Ciò ha consentito e consente di evitare parzialmente l’intrusione di
estranei, e di limitare danni alle strutture dell’edificio.
Quest’ultime,
tolti gli interventi prima citati, si può dire che siano state abbastanza
conservate, anche se in condizioni di progressivo degrado.
L’edificio
presenta ancora in gran parte l’originale distribuzione iniziale, come ancora
originale è gran parte degli impianti termici e idrosanitari.
Conservato,
anche se fortemente degradato, il sistema degli infissi interni e esterni e
delle opere in marmo.
Non
altrettanto si può dire invece per l’impianto elettrico, modificato in tempi
non lontani e collegato ad una prima messa a norma delle vie di fuga in caso di
incendio e di terremoti.
Originali
sono rimasti le strutture portanti orizzontali e verticali e gran parte dei
paramenti murari di rivestimento ( intonaci esterni e interni, piastrellature
dei bagni, ecc. )
Sull’esterno
sono ancora presenti le vestigia dei due cancelli d’ingresso, mentre la
recinzione è completamente sparita.
Tutto
l’edificio e il parco esterno, si presentano in condizioni di abbandono e
quanto prima citato come conservato, in realtà abbisogna di urgenti e
importanti interventi di restauro, e di manutenzione e/o di sostituzione.
LE SCELTE
PROGETTUALI
Le linee
guida
In sede di
progettazione si è cercato di verificare in che modo le nuove funzioni
universitarie fossero collocabili nel padiglione, nato con scopi
ospedaliero-psichiatrici, effettuando una distribuzione funzionale che fosse in
grado di:
a) mantenere
il più possibile inalterate l'organizzazione interna originale, senza alterare
gli esterni, eliminando gli interventi incongruenti effettuati nel passato e
recuperando le strutture architettoniche e decorative originali ancora
esistenti
( infissi
esterni ed interni, ecc);
b) dove si
dovevano per forza sezionare spazi troppo grandi, ricavare bagni e locali per nuove
scale, ecc., effettuare l' intervento con modalità reversibili e con la minima
invadenza possibile;
c) allocare
le diverse funzioni in modo razionale, rispettando, igienico-sanitarie e di
sicurezza e di prevenzione incendi, oggi in vigore;
d) recuperare
il rapporto interno/esterno ( edificio-parco ) un tempo esistente e oggi del
tutto in abbandono.
La
distribuzione funzioniale
Le scelte di
distribuzione funzionale sono state ovviamente strettamente collegate alla
capacità dell’edificio di accogliere le esigenze didattiche avanzate dalla
Facoltà di Agraria e sono il frutto di un confronto costruttivo fra i
progettisti e l'ateneo universitario.
Tali
esigenze sono state adattate il più possibile alle caratteristiche
architettoniche e strutturali dell’edificio, il cui rispetto, come detto in
precedenza, è ritenuto essenziale per la buona riuscita dell’intervento.
Al piano
seminterrato sono collocate :
solo
funzioni impiantistiche ( locale di arrivo e smistamento degli impianto del
teleriscaldamento, e locale per i quadri elettrici ).
Al piano
rialzato sono collocate :
le funzioni
didattiche normali con l’individuazione di 3 aule di insegnamento, la
biblioteca, 6 studi per docenti, 2 studi per dottorandi, unitamente alla
portineria, al punto-ristoro, gli ingressi, le uscite, ripostigli, i servizi
igienici – quest’ultimi in ragione di uno ogni 15 persone rispetto
all'affollamento massimo previsto e due bagni per handicap ( maschi e femmine
). Questa collocazione - come è possibile vedere dalle tavole di progetto
- consente di rispettare il più possibile le caratteristiche distributive
e strutturali originarie dell’edificio.
Al primo
piano sono collocate :
altre
funzioni didattiche individuate in 2 aule e una sala riunioni, poi 7 studi per
docenti, gli uffici di facoltà e dipartimento ( presidenza, direzione e
rispettive segreterie ), unitamente ai soliti spazi per servizi igienici,
in ragione di uno ogni 20 persone rispetto all'affollamento massimo
previsto, due bagni per handicap (maschie e femmine), un ripostiglio e un
locale fotocopie.
Originariamente
il primo piano era destinato a camere di degenza separate con pareti divisorie
non portanti. In questo caso si è ritenuto di poter di poter ridistribuire le
pareti di separazione in funzione delle esigenze didattiche e funzionali che si
dovevano soddisfare. L’intervento è reversibile, avendo a disposizione i
disegni distributivi originari. ( vedi sezione degli apparati documentari )
Al secondo
piano infine sono collocati
9 studi per
docenti, unitamente ai necessari servizi igienici in ragione di uno ogni
12 persone rispetto al massimo affollamento previsto e un solo bagno per
handicap, visto il ridotto numero di persone in possibile presenza.
Scelte
progettuali e problematiche AMBIENTALI, IDRO-GEOLOGICHE E ARCHEOLOGICHE
Non sono
presenti problematiche specifiche di ordine idro-geologico, ambientale e
archeologico.
Il sistema
fognario è stato previstio già diviso in acque bianche e nere con recapito
nella fogna generale che attraversa l'area dell'ex-ospedale psichiatrico.
Nella
progettazione esecutiva si è attentamente considerata la possibilità del
risorgere di acqua di falda nel seminterrato dell’edificio, nonostante in
origine si sia provveduto a confinare la prima falda mediante una condotto che
circonda tutto l'edificio, posto sotto il marciapiede di contorno.
Oltre a
riconsiderare l'efficiencienza del condotto, se sarà necessario, in fase
esecutiva, si provvederà a eliminare l'eventuale presenza di acqua con
canalizzazioni convoglianti in pozzi di raccolta dotati di pompe sommerse in
collegamento con la fognatura delle acque bianche.
Il
recupero degli elementi architettonici e decorativi d’origine
L’intervento
di recupero del padiglione non ha solo lo scopo di adeguarlo alla nuova
funzione universitaria, ma vuole essere occasione per un restauro delle sue
caratteristiche architettoniche e decorative.
Già si è
detto dell'eliminazione della rampa di accesso per handicap posta in parte
sulla scalinata esterna, per il ripristino dello stato originale del
fronte sud, come dell'eliminazione del vano ascensore interno ricavato dalla
modifica di tre stanze soprapposte, stanze che si potranno anch'esse riportare
allo stato originalee.
Per un
corretto approccio all'azione di restauro, si ritiene altresì essenziale che
debbano essere mantenuti e restaurati tutti gli elementi originali ivi
presenti, di cui, in parte sono stati ritrovati anche i disegni predisposti dai
progettisti all'epoca della costruzione
In particolare
ci si riferisce ai serramenti esterni con le relative serrande e agli
infissi interni ancora originari ( porte e portoni di acceso). In questo caso
si è previsto il recupero completo di tutti gli elementi ancora in condizione
di funzionare e la sostituzione di quelli ammolarati con stesso disegno e
tecnica costruttiva.
Per le
grandi porte dell'atrio d'entrata che aprono su un luogo protetto ai fini
antincendio è previsto la loro permanenza in sede e là dove mettono in
collegamento l'atrio con stanze laterali, la chiusura di parte del vano di
alloggiamento con cartongesso rei, lasciando visibili le porte sul lato
dell'atrio
Una
particolare attenzione sarà tenuta in fase esecutiva per il restauro dei
semplici paramenti marmorei presenti e ancora originali, ritrovabili nel
pavimento dell' atrio d'ingresso nelle scalinate esterne, nei davanzali e nei
riquadri delle finestre e nei bancali interni di copertura dei corpi scaldanti.
Per le
pavimentazioni interne, non essendo presenti quelle posate al momento della
costruzione, ma conoscendo almeno i tipi di pavimentazioni introdotte
all'epoca, è possibile ricostruire in parte la situazione originale.
Al piano
interrato, per ragioni di percorribilità e igienicità dell'intero piano è stato
previsto di abbassare l'attuale pavimento in terra battuta di 40 cm., in modo
da ottenere un'altezza tra soffitto e piano di calpestio di 270 cm. e di
sostituire la terra battuta con un battuto di cemento, pavimentazione questa
che, all'epoca di costruzione degli edifici era riservata ai piani interrati, o
seminterrati e che può conciliarsi con l'uso dei locali posti a questo livello,
limitati a ricevere gli impianti del teleriscaldamento e dei quadri elettrici.
Al piano
rialzato, al primo e al secondo, viene proposto, l'uso delle marmette di
cemento, il cui colore e disegno di posa dovrà essere concordato al momento
dell'esecuzione dei pavimenti con la Soprintendenza. Nei bagni e
nei locali di servizio ( disimpegni e ripostigli ) viene proposto l'uso
del gres rosso, posato con mattonelle esagonali, o rettangolari, come era stato
previsto in origine.
I
rivestimenti dei bagni dovranno essere concordati con la competente
Soprintendenza.
I Nostri Restauri

