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Università di Modena e Reggio Emilia

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PROVINCIA DI REGGIO EMILIA

Area Patrimonio e Infrastrutture

Servizio Edilizia

 

Complesso universitario del S. Lazzaro

 

 

Ristrutturazione e adeguamento

del padiglione “Carlo Besta”

 a sede universitaria

 

Progetto Esecutivo

 

RELAZIONE GENERALE  

 

 Progettisti

 

Architetto Gian Andrea Ferrari                                          Geom. Cristina Strozzi

 

Responsabile unico del procedimento

 (Ing. Francesco Capuano)

 

 

Settembre 2004

 

 

 

PARTE INTRODUTTIVA

Premessa

L’accordo di programma stipulato tra la Provincia di Reggio Emilia, il Comune di Reggio Emilia e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia in data 26 luglio 2001 prevede che diversi padiglioni dell’ex-Ospedale Psichiatrico S. Lazzaro di Reggio Emilia vengano adibiti a sede universitaria, secondo un piano di utilizzo che vede coinvolto anche il Padiglione "Carlo Besta”.

La Provincia, secondo il predetto accordo, si è assunta l'impegno dell'acquisto di cinque padiglioni e di provvedere alla redazione di tutte le fasi progettuali per il loro recupero a fini universitari

In data 9 maggio 2003 i padiglioni Livi, Tamburini, Buccola, Besta e De Sanctis sono stati acquistati dall’A.U.S.L. di Reggio Emilia, secondo quanto previsto dall'accordo di programma.

Nel frattempo, per il padiglione Besta, destinato alla facoltà di Agraria, era stato approvato dalla Giunta Provinciale  il progetto preliminare in data 12 dicembre 2002 con atto n° 339.

Successivamente è stato approvato dalla stessa Giunta Prov. il progetto definitivo con atto N° 349 del 16 dicembre 2003. 

L'ultima fase progettuale, quella esecutiva, viene redatta quindi a completamento dell'iter previsto dalla 109/94, ed è funzionale alla fase successiva dell'appalto dei lavori, per consegnare il padiglione, restaurato e recuperato, in uso all’Ateneo Universitario.

Nella pianificazione universitaria che interessa la città e la Provincia di Reggio Emilia, è previsto, come già ricordato, che nel Padiglione Besta venga collocata la Facoltà di Agraria.

Il progetto esecutivo, in armonia con i precedenti progetti preliminare e definitivo a suo tempo approvati, si sviluppa sulla base di questa indicazione.

Al fine di poter ottenere un risultato progettuale condiviso e utile per l’uso universitario previsto, sono stati condotti incontri ripetuti con la facoltà di Agraria e gli uffici tecnici dell’Ateneo,.

Questo confronto ha consentito di poter stendere un progetto esecutivo utile per il successivo appalto dei lavori.

 I vincoli esistenti e le previsioni urbanistiche

 Nell’affrontare la problematica per il recupero finalizzato alla destinazione didattica universitaria di un padiglione come il “Carlo Besta”, si è subito evidenziato che la progettazione doveva essere rispettosa dei vincoli esistenti sull'edificio e sull'area di cui fa parte, in quanto classificati come beni culturali e doveva essere congruente con le destinazioni urbanistiche vigenti.

 VALORI STORICO-ARCHITETTONICI

Come si è detto, il padiglione si trova all’interno di un complesso ex-ospedaliero che aveva e che mantiene, anche se in maniera secondaria, finalità psichiatrica.

L’ospedale, secondo le concezioni più seguite e in essere tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo, è stato concepito e realizzato, per padiglioni separati, collegati da un sistema di strade interne e immerso in parco dotato di giardini, percorsi alberati e aree agricole.

Tutto il complesso, nonostante un certa incuria manutentiva, è ancora pienamente conservato e esistente e, data la sua natura di importante testimonianza storico-culturale è stato sottoposto a vincolo di tutela ai sensi dell’ex legge 1089/1939, oggi decreto legislativo 490/99.

Il vincolo di tutela è stato apposto con decreto in data 5 gennaio 1993.

E’ evidente che anche il padiglione in oggetto, essendo sottoposto alle disposizioni dei beni culturali, deve essere recuperato in armonia con criteri, non solo funzionali alla nuova destinazione assegnatagli, ma anche di restauro e conservazione delle sue caratteristiche architettoniche originali.

 LE PREVISIONI UEBANISTICHE

Sotto il profilo urbanistico, il PRG vigente del Comune di Reggio Emilia, prevede per l’area dell’ex-Ospedale Psichiatrico la destinazione ad uso sanitario e universitario.

In particolare, oltre l’uso universitario di tipo classico, si possono prevedere destinazioni a foresteria, residenze per studenti e impianti sportivi.

Le scelte del PRG non distinguono dove collocare le attrezzature sanitarie e quelle universitarie all’interno dell’area dell’ex-ospedale.

La definizione puntuale delle funzioni e le relazioni che devono intercorrere all'interno di tutta la zona, verranno esplicitate nel Piano di Recupero Urbano (PRU) che il Comune di Reggio Emilia sta predisponendo.

Sulla base delle prime risultanze, in accordo con la Provincia,  il PRU in elaborazione conferma per il padiglione "Besta" la destinazione universitaria, per cui al fabbricato in oggetto vanno applicate le norme vigenti del PRG, che prevedono una serie di parametri urbanistico.edilizi propri per questa funzione.

Nel caso specifico, dovendosi procedere ad un restauro ed ad un adattamento funzionale di un edificio preesistente all'entrata in vigore del PRG, senza alcun aumento della superficie utile come dell’accessoria, i parametri urbanistici sono quelli propri di questo complesso edilizio.

(…)

Al fine comunque di dare un ordine alla gestione dell'area di contorno all'edificio ed evitare che la zona  a verde alberato possa essere danneggiata da un uso non corretto a fini di parcheggio, è stata individuato il luogo per il parcheggio per handicap e quella dei posti macchina per esigenze non differbili.

Dalla planimetria di progetto del lotto si può vedere che si voluto salguardare l'ingresso a sud ai pedoni, ai mezzi ciclabili e a quelli collettivi; mentre l'ingresso a nord è stato riservato ai mezzi motorizzati privati, con le aree di parcheggio loro attinenti.

Sotto il profilo urbanistico quindi la progettazione esecutiva si inserisce in modo coerente con le destinazioni previste dal PRG e con le norme tecniche di attuazione, fatta eccezione per le zone destinate a parcheggio, che sono demandate, come già detto, agli esiti del PRU in corso di redazione.

PARTE STORICA

Nascita e storia del Padiglione

Nell’affrontare tutte le fasi della progettazione inerente il padiglione, si è ritenuto essenziale analizzare la vicenda storica dell’edificio, onde poter ricavare più cognizioni possibili sia sulla struttura dell’edificio, sia sulle soluzioni architettoniche e decorative praticate all’origine.

Questa ricerca e  l'insieme di informazioni rucavate hanno lo scopo di conciliare al meglio le soluzioni funzionali e impiantistiche da collocare nell’edificio, in rapporto alla sua corretta conservazione come bene culturale.

 Il concorso di progettazione per un padiglione ad uso “ pensionario per ammalati paganti “ indetto dall Amministrazione del Manicomio di S. Lazzaro di Reggio Emilia

 Il padiglione “Carlo Besta” trae le sue origini da un concorso riservato agli architetti e ingegneri della Provincia di Reggio Emilia per un progetto di un “Pensionario per ammalati paganti” indetto dall’allora Amminstrazione. del Manicomio di S. Lazzaro di Reggio E. e pubblicato con avviso il 21 marzo 1933

L’avviso segnalava con precisione cosa dovesse contenere il progetto.

“L’edificio dovrà avere uno scantinato praticabile per gli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, per la distribuzione dell’acqua fredda e calda per tutti gli usi e dell’energia  elettrica per tutti i servizi di luce e forza motrice per la raccolta degli scarichi delle acque bianche e nere e il loro raccordo con la fognatura esistente, per l’immagazzinamento del combustibile, per il deposito del bucato sporco, e per la raccolta delle spazzature e dei rifiuti da asportare giornalmente.

Il piano sopraelevato dovrà comprendere, oltre una veranda da chiudersi mediante vetrate nella stagione invernale, i seguenti locali : halle, parlatorio, sala lettura (unico locale), camera da musica, sala da bigliardo, fumoir, due camera da pranzo capaci di almeno 25 persone ciascuna distribuite fra due tavole, camera del Medico camera del Capo infermiere, camera per la distribuzione del vitto, camera da toeletta con sei lavabi ad acqua calda e fredda, camera per doccia mobile, quattro camerini da bagno individuali con vasca e doccia, e due Water-closet opportunamente disposti.

Il primo piano dovrà comprendere, oltre un terrazzi sopra la veranda del piano sopraelevato, quattro camere a due letti, cinque a tre letti, uno a quattro letti, due a sei letti, una camera per il personale grande come quest’ultime, due Water-Closet opportunamente disposti.

Il secondo piano dovrà comprendere : otto camere d’isolamento, una camera a quattro letti e un Water-Closet opportunamente disposto.

Tutti i locali dovranno essere collegati e nello stesso tempo liberati da opportuni corridoi, e nella loro disposizione  il progettista  potrà seguire liberamente il proprio gusto artistico e i propri criteri costruttivi, rimanendo prescritto che la scala che collegherà i vari piani, e questi con lo scantinato  e col sottotetto praticabile, per ragioni di servizio, sia centrale ed eminentemente luminosa, criterio questo della luminosità che dovrà essere seguito anche nella disposizione e nelle dimensioni dei corridoi di collegamento e di disimpegno onde resti il minor numero possibile di punti morti di luce.

L’altezza dello scantinato dovrà essere di ml. 3 nella parte dove avranno sede i servizi sopra indicati, e ml. 1,50 nella parte restante, tenuto conto della falda freatica che agli effetti del Progetto e del relativo preventivo di spesa si pone a ml. 1 dal piano di campagna, mentre il terreno atto alle fondazioni si pone a ml. 2 dal piano stesso.

Il sottotetto dovrà essere comodamente praticabile, anche perché vi possano trovare sede i serbatoi di deposito dell’acqua e i raccordi delle canne di ventilazione.

L’altezza degli altri tre piani dovrà essere di ml. 5 per il piano sopraelevato, di ml. 4,5 per il primo piano, e di ml. 4 per il secondo.

(………………………………………………………………………………………….)

Nel progetto, e nel preventivo, dovranno essere compresi anche gli impianti di riscaldamento, di ventilazione, gli impianti idraulico – sanitari di qualsiasi specie, compreso anche il servizio di acqua calda e di acqua fredda in tutte le camere da letto, l’impianto di illuminazione elettrica ed ogni altra opera di finimento, compresa la recinzione di rete metallica opportunamente tesa e sostenuta, e due cancelli d’ingresso in ferro, uno in corrispondenza dell’ingresso anteriore, e l’altro in corrispondenza di quello posteriore. L’area così recinta, e che verrà messa a parco, sarà un rettangolo di ml. 80 per 60.

L’architettura del costruendo edificio dovrà essere di stile moderno.

 (…………………………………………………………………………)

Al concorso furono presentati 15 progetti.

La commissione giudicante, formata dall’architetto romano Costantino Costantini, dall’ Ing. Giovanni Pacini direttore del Consorzio di Bonifica Parmigiana-Moglia e dall’Ing. Luigi Asioli, ingegnere capo dell’allora Genio Civile, assegnò il primo premio al progetto degli ingegneri Giuseppe Bertani e Pellegrino Spallanzani, mentre attribuì il secondo al lavoro dell’Ing. Getulio Artoni.

 La costruzione del padiglione (1934 – 1936 )  e le sue caratteristiche

 Saranno proprio questi due progetti che troveranno applicazione concreta.

Agli ingegneri Spallanzani e Bertani, verrà infatti attribuito l’incarico di redigere il progetto esecutivo e di dirigere la costruzione del Padiglione per pensionati paganti, poi denominato “De Sanctis “, mentre all’ing. Artoni verrà attribuito l’incarico dell’esecutivo e della direzione costruttiva del Padiglione per pensionate paganti, poi denominato “Besta”.

Quest’ ultimo entrò nei programmi dell’Amministrazione del Manicomio del S.

Lazzaro, immediatamente, alla pari del padiglione attribuito agli ingg. Bertani e e Spallanzani

Rapidissime furono le procedure burocratiche. L’Ing. Artoni consegnò il progetto in data 20 marzo 1934 e la Commissione amministrativa del Manicomio lo approvo il successivo 22 marzo.

La consegna del lavori avvenne in data 21 maggio 1934.

Il 1 maggio del 1936 quest’ultimi venivano ufficialmente conclusi, con una spesa complessiva di lire 964.256,35

Seguì il collaudo effettuato il 26 maggio 1937 dall’Ing. Fedele Bertolani

Il progetto redatto dall’Ing. Artoni, di cui si riproducono negli apparati documentari allegati alla presente realzione le tavole originarie utilizzate per l’appalto delle opere murarie , seguì abbastanza fedelmente quanto richiesto nel bando di concorso. Trattandosi di una degenza ospedaliera per malati mentali, l’Artoni la concepì in modo che le camere di degenza e i locali comuni utilizzati dai pazienti fossero esposti a sud, al fine di ottenere il massimo di soleggiamento e luminosità naturale

Le scale e il lungo corridoio di collegamento del piano rialzato e del primo piano erano invece posto a nord, mentre sul corpo di fabbrica a ovest. erano collocati i servizi igienici e sanitari e al secondo piano le camere di isolamento.

Nel corpo di fabbrica a est, previsto in un primo momento solo per il piano rialzato, veniva collocata una veranda e la zona pranzo.

Architettonicamente tutto l’edificio era concepito secondo un sistema di corpi di fabbrica a volumi sfalsati in altezza e in pianta, tesi a definire e sottolineare i blocchi di funzioni mediante l’utilizzo delle forme a parallelepipedo e, dove possibile, curvilinee.

Il risultato è un esempio del gusto razionalista, interpretato secondo i canoni in voga nel periodo fascista, e acquisito con diligenza e semplicità dalla cultura progettuale locale. Del tutto esclusi dal progetto ricerche di magniloquenze decorative, o di impianti monumentali e celebrativi.

Sotto l’aspetto strutturale l’edificio venne costruito mediante il metodo delle pareti portanti in mattoni: I solai a laterocemento armato, furono realizzati con sovraccarico calcolato a 300 kg/mq.

Impiantisticamente risultava assente l’inserimento di elevatori, montacarichi e ascensori

A livello di finiture e decorazione, tutti i serramenti esterni in ferro e vetro furono realizzati dalla ditta Curti s.a. di Bologna, utilizzando quindi una produzione industriale standardizzata

Ridotto all’essenziale l’uso del marmo; la documentazione storica ritrovata consente di riferirsi sia ai tipi di marmo utilizzati, sia ai luoghi del loro impiego, individuati solo per le scalinate esterne, l'atrio di ingresso, i rivestimenti delle scale interne, i davanzali interni e esterni delle finestre.

Le pavimentazioni furono previste e realizzate quasi tutte gres, salvo le zone giorno comuni e i corridoi che videro l'impiego delle marmette di cemento e l'atrio di ingresso in marmo. Sul fianco ovest della scalinata fu poi collocata una scultura in pietra rappresentante una figura femminile inginocchiata. Di questa opera, che è l'unica concessione decorativo-monumetale dell'intervento, non si è ancora riusciti a reperire l'autore e l'intezione tematica.

A corredo della costruzione fu poi attuata una sistemazione a parco del lotto

entro cui era sorto il Padiglione, con messa a dimora di diversi alberi di alto fusto e con la sistemazione della recinzione e di due cancelli di ingresso e relative aree ghiaiate di pertinenza, onde poter servire l’ingresso principale posto a sud e quelli secondari e di servizio posti a nord. Tutto attorno all’edificio fu costruito un marciapiede e furono realizzate le fognature e i sistemi di scarico dei pluviali, interni alle murature esterne.

  Gli interventi significativi operati sul padiglione dalla data di inaugurazione all’anno 2001.

Condizioni in cui è giunto allo stato attuale.

 Successivamente alla costruzione del padiglione, sono stati attuati alcuni interventi di modifica.

All'inizio degli anni '80 del secolo scoroso è stato inserito un ascensore con relativo vano di corsa e una rampa esterna per l’accesso dei portatori di handicap, posta di fianco alla scalinata dell’accesso principale. E' stato inoltre costruito uno zoccolo esterno in gres tutt'attorno all'edificio.

Fra i lavori di manutenzione hanno avuto particolare risalto quelli di pavimentazione, con sostituzione di quelle originarie in grès e marmette, con nuove in ceramica decorata, prodotte nel bacino sassolese, negli anni '70-'80.

In un periodo recentissimo, visto il permanere dello stato di non utilizzo del Padiglione, si è provveduto a murare tutte le finestre e gli accessi del piano rialzato: Ciò ha consentito e consente di evitare parzialmente l’intrusione di estranei, e di limitare danni alle strutture dell’edificio.

Quest’ultime, tolti gli interventi prima citati, si può dire che siano state abbastanza conservate, anche se in condizioni di progressivo degrado.

L’edificio presenta ancora in gran parte l’originale distribuzione iniziale, come ancora originale è gran parte degli impianti termici e idrosanitari.

Conservato, anche se fortemente degradato, il sistema degli infissi interni e esterni e delle opere in marmo.

Non altrettanto si può dire invece per l’impianto elettrico, modificato in tempi non lontani e collegato ad una prima messa a norma delle vie di fuga in caso di incendio e di terremoti.

Originali sono rimasti le strutture portanti orizzontali e verticali e gran parte dei paramenti murari di rivestimento ( intonaci esterni e interni, piastrellature dei bagni, ecc. )

Sull’esterno sono ancora presenti le vestigia dei due cancelli d’ingresso, mentre la recinzione è completamente sparita.

Tutto l’edificio e il parco esterno, si presentano in condizioni di abbandono e quanto prima citato come conservato, in realtà abbisogna di urgenti e importanti interventi di restauro, e di manutenzione e/o di sostituzione.

LE SCELTE PROGETTUALI

Le linee guida

In sede di progettazione si è cercato di verificare in che modo le nuove funzioni universitarie fossero collocabili nel padiglione, nato con scopi ospedaliero-psichiatrici, effettuando una distribuzione funzionale che fosse in grado di:

a) mantenere il più possibile inalterate l'organizzazione interna originale, senza alterare gli esterni, eliminando gli interventi incongruenti effettuati nel passato e recuperando le strutture architettoniche e decorative originali ancora esistenti

( infissi esterni ed interni, ecc);

b) dove si dovevano per forza sezionare spazi troppo grandi, ricavare bagni e locali per nuove scale, ecc., effettuare l' intervento con modalità reversibili e con la minima invadenza possibile;

c) allocare le diverse funzioni in modo razionale, rispettando, igienico-sanitarie e di sicurezza e di prevenzione incendi, oggi in vigore;

d) recuperare il rapporto interno/esterno ( edificio-parco ) un tempo esistente e oggi del tutto in abbandono.

 La distribuzione funzioniale

Le scelte di distribuzione funzionale sono state ovviamente strettamente collegate alla capacità dell’edificio di accogliere le esigenze didattiche avanzate dalla Facoltà di Agraria e sono il frutto di un confronto costruttivo fra i progettisti e l'ateneo universitario.

Tali esigenze sono state adattate il più possibile alle caratteristiche architettoniche e strutturali dell’edificio, il cui rispetto, come detto in precedenza, è ritenuto essenziale per la buona riuscita dell’intervento.

Al piano seminterrato sono collocate :

solo funzioni impiantistiche ( locale di arrivo e smistamento degli impianto del teleriscaldamento, e locale per i quadri elettrici ).

Al piano rialzato sono collocate :

le funzioni didattiche normali con l’individuazione di 3 aule di insegnamento, la biblioteca, 6 studi per docenti,  2 studi per dottorandi, unitamente alla portineria, al punto-ristoro, gli ingressi, le uscite, ripostigli, i servizi igienici  – quest’ultimi in ragione di uno ogni 15 persone rispetto all'affollamento massimo previsto e due bagni per handicap ( maschi e femmine ). Questa collocazione  - come è possibile vedere dalle tavole di progetto - consente di rispettare il più possibile  le caratteristiche distributive e strutturali originarie dell’edificio.

Al primo piano sono collocate :

altre funzioni didattiche individuate in 2 aule e una sala riunioni, poi 7 studi per docenti, gli uffici di facoltà e dipartimento ( presidenza, direzione e rispettive segreterie ), unitamente ai soliti spazi per servizi igienici,  in ragione di uno ogni 20 persone rispetto all'affollamento massimo previsto, due bagni per handicap (maschie e femmine), un ripostiglio e un locale fotocopie.

Originariamente il primo piano era destinato a camere di degenza separate con pareti divisorie non portanti. In questo caso si è ritenuto di poter di poter ridistribuire le pareti di separazione in funzione delle esigenze didattiche e funzionali che si dovevano soddisfare. L’intervento è reversibile, avendo a disposizione i disegni distributivi originari. ( vedi sezione degli apparati documentari )

Al secondo piano infine sono collocati

9 studi per docenti, unitamente ai necessari servizi igienici  in ragione di uno ogni 12 persone rispetto al massimo affollamento previsto e un solo bagno per handicap, visto il ridotto numero di persone in possibile presenza.

 Scelte progettuali e problematiche AMBIENTALI, IDRO-GEOLOGICHE  E ARCHEOLOGICHE

Non sono presenti problematiche specifiche di ordine idro-geologico, ambientale e archeologico.

Il sistema fognario è stato previstio già diviso in acque bianche e nere con recapito nella fogna generale che attraversa l'area  dell'ex-ospedale psichiatrico.

Nella progettazione esecutiva si è  attentamente considerata la possibilità del risorgere di acqua di falda nel seminterrato dell’edificio, nonostante in origine si sia provveduto a confinare la prima falda mediante una condotto che circonda tutto l'edificio, posto sotto il marciapiede di contorno.

Oltre a riconsiderare l'efficiencienza del condotto, se sarà necessario, in fase esecutiva, si provvederà a eliminare l'eventuale presenza di acqua con canalizzazioni convoglianti in pozzi di raccolta dotati di pompe sommerse in collegamento con la fognatura delle acque bianche.

 Il recupero degli elementi architettonici e decorativi d’origine

L’intervento di recupero del padiglione non ha solo lo scopo di adeguarlo alla nuova funzione universitaria, ma vuole essere occasione per un restauro delle sue caratteristiche architettoniche e decorative.

Già si è detto dell'eliminazione della rampa di accesso per handicap posta in parte sulla scalinata  esterna, per il ripristino dello stato originale del fronte sud, come dell'eliminazione del vano ascensore interno ricavato dalla modifica di tre stanze soprapposte, stanze che si potranno anch'esse riportare allo stato originalee.

Per un corretto approccio all'azione di restauro, si ritiene altresì essenziale che debbano essere mantenuti e restaurati tutti gli elementi originali ivi presenti, di cui, in parte sono stati ritrovati anche i disegni predisposti dai progettisti all'epoca della costruzione

In particolare ci si riferisce ai serramenti esterni con le relative serrande e  agli infissi interni ancora originari ( porte e portoni di acceso). In questo caso si è previsto il recupero completo di tutti gli elementi ancora in condizione di funzionare e la sostituzione di quelli ammolarati con stesso disegno e tecnica costruttiva.

Per le grandi porte dell'atrio d'entrata che aprono su un luogo protetto ai fini antincendio è previsto la loro permanenza in sede e là dove mettono in collegamento l'atrio con stanze laterali, la chiusura di parte del vano di alloggiamento con cartongesso rei, lasciando visibili le porte sul lato dell'atrio   

Una particolare attenzione sarà tenuta in fase esecutiva per il restauro dei semplici paramenti marmorei presenti e ancora originali, ritrovabili nel pavimento dell' atrio d'ingresso nelle scalinate esterne, nei davanzali e nei riquadri delle finestre e nei bancali interni di copertura dei corpi scaldanti.

Per le pavimentazioni interne, non essendo presenti quelle posate al momento della costruzione, ma conoscendo almeno i tipi di pavimentazioni introdotte all'epoca, è possibile ricostruire in parte la situazione originale.

Al piano interrato, per ragioni di percorribilità e igienicità dell'intero piano è stato previsto di abbassare l'attuale pavimento in terra battuta di 40 cm., in modo da ottenere un'altezza tra soffitto e piano di calpestio di 270 cm. e di sostituire la terra battuta con un battuto di cemento, pavimentazione questa che, all'epoca di costruzione degli edifici era riservata ai piani interrati, o seminterrati e che può conciliarsi con l'uso dei locali posti a questo livello, limitati a ricevere gli impianti del teleriscaldamento e dei quadri elettrici.

Al piano rialzato, al primo e al secondo, viene proposto, l'uso delle marmette di cemento, il cui colore e disegno di posa dovrà essere concordato al momento dell'esecuzione dei pavimenti con la Soprintendenza.  Nei bagni e nei locali di servizio ( disimpegni e ripostigli ) viene proposto l'uso del gres rosso, posato con mattonelle esagonali, o rettangolari, come era stato previsto in origine.

I rivestimenti dei bagni dovranno essere concordati con la competente Soprintendenza.