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Fondazione Carichieti - Palazzo De Mayo

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PALAZZO DE MAYO

CHIETI (CH) - ABRUZZO

TG3 del 25 marzo 2011

TG3 del 28 marzo 2011


Storia
Palazzo de Majo per le caratteristiche architettoniche, per il carattere polifunzionale, per la presenza ambientale e l'esclusività storica, assume, nei confronti della città di Chieti, un ruolo culturale e sociale di rilevante importanza. 
Risalente al XVI secolo lo storico Palazzo ha subito nel corso degli anni numerose trasformazioni come si evince da un'attenta lettura analitica dell'organismo architettonico costituito da un complesso di edifici che si sviluppano, da un lato, lungo il Corso Marrucino fino al Vicolo chiuso S. Domenico e, dall'altro, lungo il Vico dei Veneziani fino a Largo Teatro Vecchio.
Il complesso incorpora una serie di cortili e chiostrine ed è integrato sul lato sud-est da un vasto giardino pensile, famoso per le rare essenze che vi si coltivavano.
Il nucleo originario del Palazzo sembra fosse incentrato sulla corte interna e meglio definito dalla presenza dell'austero grande portale tardo-rinascimentale, dalla scala a rampa mista e dal loggiato a doppio ordine, manomesso brutalmente da una superfetazione a sbalzo.
Il Palazzo, originariamente di proprietà della famiglia Costanzo, che nel 1760 effettuò dei lavori di ampliamento, fu acquistato nel 1820 dal marchese de Majo che portò a termine il restauro dell'intero fabbricato tra il 1884 e il 1886 provvedendo al rifacimento dei due prospetti esterni che si affacciano sul Corso e alla realizzazione di un'altana che, per la sua posizione e per le sue caratteristiche formali e architettoniche, è uno dei vertici qualificanti della città.
 Altro intervento di rilievo, probabilmente successivo al terremoto del 1706, fu l'edificazione del corpo di fabbrica che prospetta su Largo del Teatro Vecchio che ha riqualificato volumetricamente la parte più nascosta della fabbrica principale assicurando una più equa distribuzione delle valenze architettoniche dell'intero complesso.
Unitamente a questi interventi venne costruito, sul lato sinistro, un avancorpo ad un piano che definisce il nuovo ingresso monumentale del Palazzo e crea uno spazio aperto di forma ottagonale allungata che introduce all'atrio principale e, quindi, allo scalone d'onore di gusto barocco.
L'intervento di restauro si è quindi reso necessario perché il restauro e il recupero del Palazzo, proprio per la sua composizione architettonica e il suo carattere polifunzionale, possono dare un grande contributo alla riqualificazione e rivitalizzazione dell'intero centro storico della città di Chieti.

Intervento
Per quanto attiene ai prospetti esterni è stato condotto un attento restauro di tutti gli elementi e le partiture architettoniche, sia nelle scelte metodologiche che nell'utilizzo di materiali tradizionali.
Si è avuta altresì cura di conservare le aperture esistenti e di recuperare quelle più antiche quali, ad esempio, quelle nella seconda corte trapezoidale ripristinando tutti gli infissi esterni e reintegrando le persiane mancanti sul fronte che prospetta su Vico dei Veneziani così da riproporre il disegno originario.
Analoga attenzione è stata posta nel trattamento degli intonaci, messi in opera con le tecniche tradizionali, e nella definizione della finitura e del colore delle facciate; la scelta è stata il più possibile rispettosa della molteplicità dei valori ambientali dell' “oggetto”, pertanto in sede di realizzazione delle opere, è stato effettuato un attento studio dei luoghi e una precisa e documentata analisi degli elementi architettonici principali della facciata, per poter conseguentemente effettuare un'adeguata scelta dei valori e delle tonalità cromatiche dei prospetti.
Altro criterio progettuale di carattere generale è stato quello della eliminazione di tutte le superfetazioni all'interno dei cortili e delle chiostrine. Emblematica è stata la rimozione di quella del cortile interno, accessibile da Corso Marrucino, ove la scala e il loggiato risultavano completamente decontestualizzati. Si è potuto così restituire al cortile la sua originaria dimensione planimetrica, dare il giusto risalto visivo al bellissimo portale che affaccia all'interno della corte, riproporre la pregevole dignità architettonica della scala e del doppio ordine di arcate e, più in generale, riattribuire all'ingresso su Corso Marrucino il giusto valore funzionale ed estetico che ebbe sicuramente in passato.
Anche gli interventi di restauro degli interni sono stati dettati da precise scelte progettuali per le problematiche poste dalla necessità di adeguare funzionalmente un edificio, con forti connotazioni storiche, alle nuove esigenze di distribuzione degli spazi, dei percorsi e delle funzioni sempre fortemente condizionati dalla disposizione dei collegamenti verticali. Ci si riferisce in particolare allo scalone d'onore, oggetto di un attento restauro conservativo che lo ha riportato all'antico splendore, alle scale esistenti e a quelle di nuova realizzazione che, insieme agli impianti di sollevamento, garantiscono un'efficiente rete di collegamento fra i diversi piani dello storico complesso.
Importanti interventi di restauro e recupero delle murature hanno interessato anche la Sala Convegni, caratterizzata da una struttura voltata a botte unghiata di cui si è mantenuto il paramento “a faccia vista” dell'intradosso. Analogo trattamento è stato applicato a tutte le altre volte del piano fatta eccezione per l'area dove è stata inserita la scala di rappresentanza, il cui solaio è stato realizzato in legno per adeguarlo alle caratteristiche formali e strutturali della scala.
Il criterio del restauro conservativo è stato applicato a tutti gli elementi architettonici di grande rilievo quali l'Atrio principale d'ingresso, lo scalone d'onore, il portale e la scala a giorno dell'atrio galleria come pure al ricchissimo apparato decorativo caratterizzato in particolare dai dipinti murali presenti nei soffitti del piano della Pinacoteca e dagli elementi di arredo possibile  recuperati.
La sistemazione del giardino è stata studiata in maniera tale da soddisfare due esigenze prioritarie: garantire uno spazio verde permanente all'interno dell'edificio, caratterizzato da una flora ricca di essenze arboree eminentemente naturalistica, e ricavare uno spazio da adibire a concerti all'aperto e a manifestazioni culturali grazie a strutture mobili autonome che non interferiscono con l'organismo strutturale dell'edificio. La configurazione architettonico – funzionale del giardino è stata quindi organizzata alternando percorsi con zone pavimentate e spazi verdi articolati secondo un preciso disegno che costituisce la matrice geometrica di tutta la composizione in cui trovano collocazione la zona cavea o all'occorrenza il palco dell'orchestra o eventuali posti per il pubblico.
Le essenze arboree ad alto fusto prescelte sono costituite da un triplo filare di ulivi disposti circolarmente sui tre gradoni e da un cedro del Libano disposto sull'angolo del giardino, meglio individuato da un sedile circolare per poter apprezzare e godere la vista del panorama e della città.
L'intera pavimentazione e il rivestimento delle pareti dei gradoni sono realizzati con mattoni antigelivi disposti in maniera tale da esaltare la geometria planimetrica del giardino, tranne la zona circolare della cavea che è realizzata in pietra della Maiella per meglio individuare il centro della composizione.