S. Maria di Costantinopoli - Cerreto
CHIESA DI SANTA MARIA DI COSTANTINOPOLI
CERRETO DI SPOLETO (PG) – UMBRIA
Storia
L'ex Convento della Madonna di Costantinopoli venne costruito nel 1692 per volere dei frati francescani minori riformati che edificarono una struttura cenobitica a pianta quadrata con al centro un pozzo con cisterna.
L'attuale chiesa invece fu eretta nel 1619 da Ortensio Comandini, ma varie testimonianze attestano l'esistenza di una precedente cappella già nel sec.XIII; sembra risalire al sec. XVI il ritrovamento del dipinto della Madonna di Costantinopoli.
La chiesa, di architettura semplice, preceduta da un portico a trasanna, nel corso del sec. XVII venne ingrandita e arricchita con altari barocchi e con una tela raffigurante la Madonna incoronata da Dio tra gli angeli cherubini e, nel 1677, con una nuova campana.
Nonostante il decreto di soppressione dell'Ordine dei frati minori, diciotto monaci non abbandonarono il convento fino a quando, dopo l'unità d'Italia, i beni ecclesiastici vennero messi all'asta e venduti a privati. Da quel momento la chiesa e l'intero cenobio vissero in uno stato di abbandono fino al 1947 quando i conti Minozzi ricomprarono il complesso e intrapresero importanti opere di restauro che lo riportarono al suo originario splendore.
Negli anni '80 il convento venne dichiarato di interesse storico artistico ed oggi il fa parte dell'associazione delle dimore storiche italiane.
Intervento
Gli interventi di ripristino e restauro della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli si sono resi necessari dopo il catastrofico sisma del settembre 1997.
Si è dovuto infatti far fronte a svariate emergenze, non solo di consolidamento, ma anche di restauro e ripristino delle opere d'arte all'interno della chiesa. In particolare sono state restaurate le porte in legno e le superfici lignee oltre al riposizionamento della pala dell'altare maggiore. In generale sono state effettuate iniezioni di colla animale per fissare le superfici lignee sollevate protette successivamente mediante l'applicazione a pennello di olio di lino cotto diluito in essenza di trementina e biacca con aggiunta in percentuale di pigmenti simili alla cromia originale.
È stato quindi costruito, con listoni in noce nazionale, il pavimento in legno e realizzate, sempre in legno di noce, la cornice e la mensa dell'altare.
Si è intervenuti poi sulle emergenze pittoriche fissando la pellicola pittorica con un'emulsione applicata mediante pennellino o siringa o con l'ausilio di carta giapponese o nebulizzando e lasciando che l'adesivo iniziasse a far presa per poi riaccostare la scaglia o la bolla alla sede originale e, infine, ripulendo accuratamente la superficie pittorica da ogni residuo per poi consolidarla e proteggerla.
Si è poi resa necessaria la stuccatura finale delle lacune di profondità dei bordi e delle lesioni, a livello della pellicola pittorica o sottoquadro, mediante stesura di una malta composta da una parte di grassello di calce e tre parti di sabbia fine di fiume della stessa natura di quella dell'intonaco originale applicata sul muro bagnato in uno o più strati.
Ha necessitato di restauro anche il materiale lapideo che ha richiesto opere di protezione temporanea e di consolidamento preventivo delle superfici più gravemente deteriorate; le zone decoesionate sono state consolidate mediante successive impregnazioni di resine di tipo silicato mentre tutte le superfici sono state protette con resine tecnologicamente idonee.
Per ciò che concerne gli stucchi si è provveduto alla loro pulizia, al fissaggio e consolidamento e infine alla protezione finale degli stessi mediante applicazione a pennello o a spruzzo di resina acrilica in soluzione al 10% in solvente.
I Nostri Restauri

