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Palazzo Ex Vescovado, Rovigo

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PALAZZO DEL VESCOVADO 

ROVIGO (RO) – VENETO

Storia

Il Palazzo del Vescovado di Rovigo esisteva già nel 1400 ed è descritto da Marin Sanudo nei suoi diari di viaggio: “Quivi è un Episcopo con il Duomo et Vescovado … El Vescovado è sopra il fiume di l'Adexe;… et il ramo del l'Adexe li passa per mexo…sopra di quale è do ponti di piera".
Anche in "Rovigo ritratto di una Città" il Ferretti data l'origine dell'edificio al 1343, anno in cui il domenicano frà Benvenuto, Vescovo di Adria, "con mezzi suoi personali, nello stesso edificio del Vescovado, al piano superiore, costruì la cappella di San Nicola vescovo di Mira e confessore di Cristo".
Sembra per altro che, nel XV secolo, i vescovi di Adria non risiedessero abitualmente in diocesi e che l'edificio fosse per questo caduto progressivamente in abbandono; nel 1535, Gian Pietro Ferretti, giunto a Rovigo per fare le veci del Vescovo di Adria, descrive le pessime condizioni del palazzo e l'esigenza del restauro.
La configurazione attuale dell'edificio è riconducibile cronologicamente al 1608 quando, come ricorda una lapide murata nel nuovo Vescovado, il Vescovo Girolamo Porcia ordinò la ricostruzione dalle fondamenta del corpo di fabbrica centrale prevedendo, al pian terreno, un porticato con archi ribassati. Considerata la vistosa asimmetria dei due corpi di fabbrica laterali, che delimitano il cortile, è possibile che essi siano memoria di adattamenti di costruzioni preesistenti. Probabilmente i lavori continuarono, sempre nel seicento, sotto il Vescovo Carlo Labia che "restaurò ed ornò il palazzo".
Nel 1942 il Vescovado si trasferisce nella nuova sede e l'edificio seicentesco è venduto alla Banca d'Italia che lo destina ad uso residenziale; successivamente nel 1978 la Banca lo cede al Comune di Rovigo che, nel 1981, realizza alcune modifiche per consentire l'attività didattica della scuola media e del Conservatorio. Dopo le varie trasformazioni, solo la cappella del primo piano, utilizzata come segreteria della scuola, ha mantenuto l'aspetto riconducibile alla ricostruzione voluta dal Vescovo Arnaldo Speroni degli Alvarotti nel 1788; la fontana e la scala esterna sono state ricostruite, su modello delle preesistenti, nel 1986.

Intervento
La ristrutturazione e l'ampliamento del complesso hanno contemplato il recupero dei paramenti murari esterni dell'edificio ad eccezione del fronte meridionale, del corpetto e del corpo scala adiacente, in cui si è dovuto intervenire per garantire gli standard d'uso e di sicurezza previsti dalle normative vigenti.
All'interno sono stati rimossi sia i solai che le tramezzature, ma sono stati conservati il muro centrale e, in prossimità dell'ingresso principale dell'auditorio, l'ambiente voltato con sezione ad arco ribassato.
Un nuovo impianto strutturale ha rinforzato il sistema delle fondazioni e ha introdotto un telaio di pilastri e travi in cemento armato che supporta la copertura realizzata con capriate in legno massiccio.
Il progetto ha previsto, al piano terra dell'immobile, l'inserimento dell'atrio e la realizzazione di una nuova scala in cemento armato rivestita in pietra Forte D'Oriente, di vani destinati ai servizi e all'impiantistica, di un locale guardaroba e di uno spazio per la pedana elevatrice.
La sala auditorium è caratterizzata dalla platea inclinata che prevede 117 posti a sedere, realizzata con un solaio in latero-cemento su cui sono stati sagomati gradoni in calcestruzzo alleggerito; la platea lambisce un passaggio, il passetto, che conduce rispettivamente all'uscita verso il cortile interno e verso la terrazza su via Pighin.
Il portale lapideo, restaurato, costituisce l'ingresso principale alla sala; l'atrio è controsoffitato e separato dal vano scala da un serramento vetrato con telaio in legno. All'interno sono state inserite una scala a chiocciola in acciaio ed un ponte che danno accesso ad un poggiolo di regia ad uso dell'auditorio.
Ad est del passetto vi è il palcoscenico pavimentato con assito in legno di faggio tinta ciliegio che poggia su un sistema di arcarecci sostenuti da muretti in laterizio.
Per ciò che concerne l'esterno, le murature sono state risanante inserendo una barriera chimica contro l'umidità di risalita e trattate con intonaco deumidificante e successiva finitura con tinteggiature a calce.
I rivestimenti della sala auditorio si sono differenziati e distribuiti in relazione alle caratteristiche acustiche di progetto: la parete di fondo, soprastante il palco, è stata rivestita con pannelli lignei fono assorbenti, in essenza di faggio. I lati longitudinali sono stati trattati con un assemblaggio composito costituito nella prima fascia, sino al davanzale delle finestre superiori, dal rivestimento lapideo in lastre di lavarosa Santafiora e, nella seconda fascia sino ad incontrare l'assito della copertura, con pannelli lignei fono assorbenti sempre in essenza di faggio.
I locali al piano terra dell'angolo sud-est sono stati annessi all'auditorium e destinati alle attività di servizio degli orchestrali, quali camerini e sala prove o servizi e locali tecnici.
Il tetto dell'ala oggetto dell'intervento è stato completamente ricostruito con cinque capriate in legno massiccio, mentre la copertura del nuovo corpo scala è stata realizzata con un solaio in latero-cemento con sovrastante strato di isolamento termico e manto in lastre di rame.
Nell'ambito di un controllo globale dello stato di degrado dei prospetti su via Casalini si è attuato un intervento di consolidamento degli intonaci originali e di rifacimento di nuovi con mescole a base di calci e finitura di calce rasata con pigmenti colorati; l'opera di manutenzione ha interessato anche gli elementi in ferro, lapidei e cementizi a vista (davanzali, soglie, stipiti etc) e la tinteggiatura delle superfici.
Sono poi state sostituite le pavimentazioni esterne del cortile interno al Palazzo e realizzate quelle della nuova piazza d'ingresso adiacente a via Pighin angolo via Casalini.
Di particolare complessità si è rivelato l'adeguamento impiantistico del complesso per la messa in opera degli impianti fluido meccanici di riscaldamento, di condizionamento, di distribuzione idrica, igienico sanitario ed antincendio, di adduzione del gas metano e degli impianti elettrici e di illuminazione.